La trasformazione del cigno
Il Cigno Nero, l’ultimo film di Darren Aronofsky, e’ un film duro e visionario che ricorda in parte il precedente film del regista, The Wrestler, e in parte la sua opera prima, Requiem for a Dream. Black Swan e’ un film che parla di ossessione, di doppie personalita’ e delle trasformazioni del corpo reali o presunte. Un film che affonda nella psiche della protagonista per strappare delle emozioni e dei brividi allo spettatore.
La storia narra di una ballerina che ottiene il ruolo di Odette e Odile nel lago dei cigni. Il suo successo pero’ sara’ fonte di pressione, di paranoie e ossessioni che la porteranno alla follia. Tra incontri saffici e scene ai limiti dell’horror, il regista ci racconta una sua visione della danza, che e’ sofferenza, sesso e puo’ diventare morte.
Il film puo’ essere rappresentato come una spirale, come una piroette che prende sempre piu’ velocita’ fino a trasformare la ballerina in qualcosa di altro, di diverso da se. Il racconto e le immagini possono sembrare un’illusione e uno dei pregi del film e’ non svelare il gioco, o almeno non lo svela del tutto anche se gli elementi visivi che rappresentano l’inganno dell’occhio sono ovunque.
Il film e’ anche un racconto sul corpo e su come il corpo nella danza, sopratutto quella classica, si trasforma e si modella su dei canoni ben definiti. In questo film poi il concetto va oltre e la trasformazione fisica segue anche la mutazione dell’anima e la ballerina diventa il personaggio della scena, la ballerina diventa il cigno. Muta in altro.
L’altro da se quindi e’ un tema fondamentale in questo film sia come anima oscura, sia come altro trasformato. Il regista gioca su questa altro e sul doppio. Ci gioca molto a livello visivo e registico come le bellissime riprese di spalle della protagonista, con la telecamera incollata alla nuca di Natalie Portman, come se ci fosse un se al di fuori della donna.